BLOG

4 Giugno 2013

ATTACCO ALL’8.000 VANIFICATO DA GHIACCIO E NEVE

Inserito in Curiosità da Stefano

L’attacco al Manaslu non è riuscito, anche se di poco. E’ mancato l’ultimo tassello, dai 7440 in su. Purtroppo le condizioni del tempo sono state disastrose, e per Marco Zaffaroni e il suo sherpa non c’è stata storia.

L’alpinista milanese voleva tornare sugli ottomila, dopo un lungo periodo di pausa. La morte di Mario Merelli, precipitato nel gennaio 2012 da una parete della Punta Scais, nelle Alpi Orobie, per il cedimento di un masso al quale si era aggrappato,  era stata un duro colpo per lui. L’amicizia con il bergamasco si era fortificata nel tempo proprio sulle cime himalayane, e Zaffaroni ora aveva deciso di tornare lassù.

“Pensavo di non andare più in Himalaya, sono sincero – aveva confessato Zaffaroni -. Di non fare più ottomila. Ma dopo un anno sabbatico passato a fare tante serate ricordando Mario, mi sentivo un po’ come quelli che fanno la cover dei Nomadi per tutta la vita. Ora voglio tornare in Himalaya, per capire che sono ancora vivo, per andare avanti”.

Zaffa è partito il 26 aprile. Prima di avvicinarsi al Manaslu è salito con tre amici a visitare il Kalika Family Hospital, inaugurato nel 2009 proprio da Mario Merelli e lui, che ne hanno sostenuto la costruzione con l’aiuto della Onlus  italiana La Goccia, della nepalese Focus, e di tanti amici. ”La visita è dovuta – ha spiegato l’alpinista – anche per tranquillizzare le persone che dopo la scomparsa di Mario hanno iniziato ad interrogarsi sul futuro della struttura. Non c’è nessun dubbio, l’ospedale andrà avanti”.

Poi l’avvio dell’impresa verso il Manaslu, solo, insieme ad uno sherpa. Una montagna su cui era già stato con l’amico nel 2009, ma avevano rinunciato a tentare la cima dopo la tragica morte di Giuseppe Antonelli. Il Manaslu, con i suoi 8163 metri, è l’ottava montagna più alta del nostro pianeta e si trova nella zona centro ccidentale del Nepal, chiamata Mansiri Himal. Oltre alla cima principale, il Manaslu è composto da altre 2 cime: il Manaslu Ovest (7992m) ed il Manaslu Nord (7157m).

Zaffaroni ci ha provato, informando sul suo blog “Gitante al manaslu”, più o meno giorno per giorno, cosa accadeva, ma il maltempo ha ostacolato molto le comunicazioni. Dalla sua anche il sostegno di Masters, azienda di Bassano del Grappa produttrice di bastoni, che ha sempre sostenuto Merelli e ha deciso di continuare con Zaffaroni l’emozione dell’avventura.

Nei primi giorni di maggio Marco ha raggiunto il campo base del Manaslu. Racconta che il 19 è al campo 2, a quota 6.447, e che il meteo sembrava dare un po’ di tregua.

Con lui, Sergio Martini e l’amico Sergio De Leo, più due Catalani, due Singaporiani con il rispettivi quattro sherpa, tre Francesi e i loro sei Sherpa.
 
Il 20 maggio è a  6800 metri, il 23 maggio al campo 4 a quota 7.440. “Eravamo io e Pemba nella mia tenda con i due Catalani e il De Leo con lo sherpa Nima – scrive Zaffaroni -.  Prima di andare nel sacco i due sherpa vanno a fare un sopralluogo e a mettere giù un po’ di corda per superare la parete di ghiaccio che ci sovrasta. Tornano preoccupati per le condizioni del cammino, sopra di noi troppo ghiacciato blu, e cosi andiamo a dormire con questo amaro in bocca. L’indomani all’alba, ma ben prima della luce, veniamo svegliati dal forte vento! A questo punto tutto si complica. I due Iberici decidono di andare a vedere sopra le corde, io e Sergio pensiamo che se il sopralluogo sarà positivo aspetteremo il giorno dopo per un tentativo, consultandoci nel mentre sui bollettini meteo che ci arrivano. Passa qualche ora e anche loro rientrano non contenti per il ghiaccio e il vento che il meteo continua anche a dare in rinforzo, di conseguenza ci guariamo tutti in faccia e gioco forza è stato chiudere qui tentativi e spedizione… E pensare che con la fantasia avevo già preparato una “enciclopedia inglese” (chissà poi perchè si dice così..) di messaggi del dopo vetta…. Magari un paio ve li scriverò ugualmente.”
Ripercorrendo i giorni himalayani, Zaffaroni ricorda particolari gustosi come uno sherpa “panza e pantaloni gessati” che si aggirava per il campo (“No guardi il matrimonio é all’hotel qui a fianco”…) e altri meno, come il trekking subumano per raggiungere il campo 1: “Credevamo di salire su una traccia larga come l’A4  invece si fa lunga, sembrava di camminare nella “vinavil… Per arrivare al campo 1 ci abbiamo impiegato ben 9 ore; il doppio del tempo ordinario”.
“Dal campo 2 tutto ciò che mi dava un po’ di sicurezza (traccia e fisse) è svanito – scrive Zaffaroni -. Mi rimarrà  sempre un po’ l’amaro in bocca. Mi hanno lasciato le chiavi per chiudere il camping, la stagione si è chiusa e lei, l’alta signora, non si è concessa… Pazienza!”.
Ma l’avventura al Manaslu non è detto che sia finita: “C’è gente che va in vacanza una vita nello stesso posto, chi addirittura ci compra la seconda casa. Sarà pur mio diritto tornare in gita al Manaslu per una terza e nel caso una quarta volta!”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*