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4 Luglio 2010

Diario di Andreino Zonta: Sabato 1 maggio 2010.

Inserito in News da Stefano

Fontana Dam, 164 miglia dalla partenza di Springer Mountain. Mi concedo 2 giorni di meritato (spero) riposo.

Devo recuperare un po’ di forze e riprendere alla grande il cammino. Inizio con una doccia rigenerante, non sarei mai uscito e ho cercato di togliermi di dosso la puzza delle mie fatiche. Mi do fastidio da solo, ma siamo tutti nelle stesse condizioni. Parti con tutte le buone intenzioni, ma quando sei qua cerchi solo di sopravvivere agli eventi quotidiani; nessuno te ne fa una colpa. Certo che ci vuole uno stomaco d’acciaio per digerire tutto. Le previsioni mettono brutto per i prossimi giorni. E i prossimi giorni la tabella di marcia prevede di attraversare le SMOKY MOUNTAIN, con alcuni punti che superano i 6000 piedi; quindi prendo accordi per farmi portare oltre, a Davenport. So che rinuncio a degli scenari bellissimi, ma fare 6 giorni in alta montagna (sopra i 200 metri) con la pioggia e il freddo, non rientra nelle mie possibilità. Rischierei oltretutto di prendermi qualcosa, conoscendomi. Alla sera all’ostello oltre ad altri Hiker arriva anche la police per dei controlli. Siamo all’interno di un parco e qui è assolutamente vietato bere alcolici di qualsiasi genere! Tra gli ospiti ci sono anche un padre e figlio che stanno camminando assieme. Il padre ha 79 anni! Mi ha battuto, io ne ho solo 69 (tra poco 70). Riprendo il cammino e riprende subito in salita. Ora lo zaino è più pesante, ho tutto con me. Non mi fido a spedirlo avanti (soprattutto per le medicine che quotidianamente devo prendere) avendo avuto un po’ di difficoltà a rintracciare il pacco che avevo spedito alla partenza. I torrenti ora sono tutti ingrossati per la pioggia, ma con calma e cautela si riesce a passare lo stesso. Il sottobosco inizia a ravvivarsi di fiori. Gli alberi hanno fiori che profumano di lavanda. Ormai è quasi un mese che sono qui. Bene o male ogni giorno ci si incontra con gli altri Hiker e c’è sempre modo di conoscere qualcuno e di fare quattro chiacchere. Mi conoscono tutti e mi chiamano, non con il mio nome ma, ITALIANO!!!, visto che finora sono l’unico italiano in giro per questi monti. Le gambe sembrano girare bene (son 2 giorni che faccio 13 miglia), il problema è lo zaino (ha un po’ di difetti credo e lo sto constatando usandolo ogni giorno, forse sottoposto ad uno sforzo minore si comporterebbe meglio pure lui). Comincio ad avere un po’ più di fiducia anche in me stesso. Ad Hot Springs mi riposo e mangio come un cristiano, anche troppo. Dopo la cena vegetariana tutti gli avventori dell’ostello sono “costretti” a parlare pubblicamente, spero di cavarmela bene, non sono abituato a parlare davanti agli altri, oltretutto in inglese.


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